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Cosa si intende per retail disruption? La rivoluzione che rompe gli schemi

Analizziamo cosa si intende per retail disruption, una rivoluzione che rompe gli schemi classici del mondo del retail come lo conosciamo.

Tempo di lettura: 3 minuti

Ci sono alcuni fenomeni, asintomatici e silenziosi, che si verificano sotto i nostri occhi senza che neanche ce ne accorgiamo. Questo capita anche nei negozi e nelle aziende. Un esempio?

Il quite quitting, cioè l’abbandono silenzioso del lavoro, ma di esempi del genere ne possiamo fare tanti. Il problema è che determinati settori merceologici, come il retail, sono esposti alle velocità supersoniche dei cambiamenti del mercato che facciamo fatica a intravedere.

Oggi ad esempio è in atto il cosiddetto fenomeno della retail disruption sempre più avanzato. Ma cosa si intende per retail disruption? Lo analizziamo meglio nei seguenti paragrafi, facendo alcuni esempi di come il retail sta cambiando, anzi, di come è già cambiato.

Cosa si intende per retail disruption

Tradurre questo concetto in italiano può essere un po’ complesso, ma in linea di massima evidenzia una rottura degli schemi. Sostanzialmente con il termine retail disruption si fa riferimento ai cambiamenti significativi e anche rivoluzionari che ci sono nel settore del commercio al dettaglio, dettati da nuove tecnologie, modelli di business innovativi o cambiamenti nelle abitudini dei consumatori.

Tali cambiamenti possono radicalmente modificare il modo in cui i prodotti vengono venduti o acquistati, determinando di conseguenza una trasformazione del mercato. Di seguito indichiamo alcuni dei fattori che hanno favorito la retail disruption.

Less is more: minimalismo al potere!

Hai presente quando vai in una pizzeria e non sai che pizza scegliere poiché il menu è straordinariamente vasto? Ecco, paradossalmente l’eccessiva possibilità di scelta può essere un problema oggi per il retail.

I clienti infatti apprezzano di più quei brand che semplificano il processo decisionale d’acquisto, fornendo una scelta magari più contenuta ma comunque di qualità.

La cosa migliore sarebbe quindi puntare su assortimenti mirati, evitando doppioni e fornendo un’offerta in linea con le esigenze e le preferenze del cliente. All’interno dei negozi va poi migliorata la shopping experience, preparando percorsi a hoc e favorendo la visibilità delle esposizioni.

Minimalismo è anche sinonimo di praticità. E così, per rendere l’esperienza del cliente rapida ed efficace, puoi ricorrere a tecnologie come i totem digitali che, direttamente dal negozio, consentono di accedere allo shop online. In questo modo i visitatori possono accedere anche a showroom digitali, riducendo i metri quadri delle superfici.

Esperienza omnicanale

I consumatori moderni si aspettano un’esperienza d’acquisto integrata che combina negozi fisici, online e mobile, portando i venditori a sviluppare specifiche strategie omnicanale.

Giusto per fare un esempio sono nati nuovi sistemi per smaltire gli abiti invenduti in modo sostenibile, riducendo l’inquinamento ambientale ed evitando perdite economiche che deriverebbero dalla mancata vendita di un prodotto.

Ma come mixare sapientemente l’online con l’offline? Un esempio perfetto è il webrooming. In pratica il cliente cerca informazioni sul prodotto di cui è interessato, confronta i vari prezzi, legge le recensioni e poi completa l’acquisto nel negozio fisico, dove eventualmente può anche toccare con mano l’articolo.

E poi c’è lo showrooming, che arriva allo stesso risultato ma compiendo il percorso inverso. In tal caso il cliente si reca nel negozio fisico per toccare con mano e valutare da vicino il prodotto, per poi completare l’acquisto su un canale online dove solitamente il prezzo è più conveniente.

Sostenibilità

Qualcuno potrebbe pensare che la sostenibilità non abbia una grande influenza sul retail, e probabilmente era così fino a un po’ di tempo fa. Oggi però non è più così, anzi, la sostenibilità ha un impatto importante sulla retail disruption e ormai influenza non solo le pratiche commerciali e le strategie aziendali, ma anche le aspettative dei consumatori.

Nel mondo attuale in cui viviamo le persone sono sempre più consapevoli delle questioni ambientali e sociali, quindi preferiscono acquistare prodotti ecologici, etici e sostenibili. Questa domanda crescente spinge inevitabilmente i venditori a rivedere le loro offerte e ad includere prodotti eco-friendly e tracciabili.

In questo discorso rientra anche il packaging. Utilizzare materiali riciclati, biodegradabili e a basso impatto ambientale sta diventando ormai una pratica comune, in quanto oltre a ridurre l’impatto ambientale soddisfa anche le aspettative dei consumatori.

Modelli di abbonamento

Tra i fattori che hanno favorito e stanno favorendo la retail disruption c’è l’aumento dei servizi di abbonamento, come i box mensili di prodotti, che cambiano radicalmente il modo in cui i consumatori stessi accedono ai prodotti.

I modelli di abbonamento generano infatti entrate ricorrenti, migliorano la stabilità finanziaria delle aziende e consentono di stilare una pianificazione più precisa delle risorse. Inoltre gli abbonamenti creano un legame più stretto con i clienti, aumentando la fedeltà e riducendo il cosiddetto churn rate, in quanto i consumatori si abituano a ricevere i prodotti regolarmente.

Le aziende e i negozi possono sempre fare affidamento sui dati a disposizione, che rivelano quali sono i comportamenti e le preferenze dei clienti proprio tramite gli abbonamenti. Grazie a queste informazioni è possibile offrire esperienze sempre più personalizzate e migliorare continuamente le offerte.

Foto: Pixabay

Francesco Ferrara
Francesco Ferrara
Copywriter e giornalista pubblicista, mi occupo della stesura di articoli relativi al marketing ed alla gestione dei negozi e siti online per negozianti, argomenti sui quali ho maturato una lunga esperienza sul campo con corsi, ricerche e studi specifici.

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