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Cos’è l’horror vacui nel visual merchandising e come evitarlo

Vetrina troppo piena? Scopri cos'è l'horror vacui nel visual merchandising e come usare lo spazio vuoto per valorizzare i prodotti.

Tempo di lettura: 3 minuti

L’horror vacui, dal latino “terrore del vuoto”, è la tendenza artistica, decorativa o psicologica a riempire ogni spazio vuoto disponibile con dettagli, motivi oppure oggetti. Se quindi osservando il tuo negozio senti l’impulso irrefrenabile di aggiungere ancora un pezzo, allora anche tu soffri di horror vacui.

In realtà ne soffrono molti fashion retailer, i quali pensano erroneamente che l’abbondanza sia sinonimo di ricchezza, soprattutto in piccoli negozi. In realtà esistono strategie low-cost per rinnovare il layout in piccoli punti vendita, che aiutano a sfruttare bene gli spazi senza scadere nell’eccesso.

In questo articolo spieghiamo esattamente cos’è l’horror vacui nel visual merchandising, come evitarlo e quali sono i rischi di un’esposizione eccessiva di capi, prodotti e accessori.

Cos’è l’horror vacui nel retail?

Come già accennato, nel contesto del visual merchandising l’horror vacui è quella tendenza quasi compulsiva a riempire ogni centimetro disponibile di una vetrina, uno scaffale o un espositore. Tale tendenza nasce dal timore che uno spazio vuoto possa trasmettere un’idea di povertà, scarsità o mancanza di assortimento. In realtà, è esattamente l’opposto e bisogna invece ragionare secondo il concetto di “less is more”.

L’horror vacui determina il sovraffollamento, nemico di tutte le vetrine dei negozi di abbigliamento. Manichini uno addosso all’altro, scaffali ammassati vicini che rendono complicato addirittura prendere una maglietta o vetrine che traboccano di prodotti e di cartelli mandando in confusione il cliente, che non sa dove focalizzare l’attenzione.

Questo eccesso genera quello che tecnicamente viene chiamato rumore visivo. Il cervello umano ha una capacità limitata di elaborare gli stimoli ricevuti, quindi se riceve troppe informazioni rischia di andare in corto circuito.

Paradossalmente il risultato finale è l’esatto opposto di ciò che si desidera: il cliente non riesce a concentrarsi su nessun articolo né a comprendere il messaggio della vetrina, quindi i prodotti vengono percepiti come merce di basso valore.

Nel linguaggio non verbale del retail, il disordine comunica disorganizzazione e trascuratezza. Riempire troppo il negozio allontana inevitabilmente il cliente che invece cerca qualità e un’esperienza d’acquisto curata.

Come evitare l’horror vacui: 6 strategie di visual merchandising

Per evitare questo errore e valorizzare il tuo punto vendita, devi invece riempire il giusto le vetrine, quel tanto che basta per impreziosire e valorizzare realmente ogni angolo, con un tocco minimal ma d’impatto. Non significa avere un negozio vuoto, ma semplicemente un ambiente curato dove ogni elemento può “respirare”.

Definire una promessa chiara

Prima di spostare un singolo manichino, chiediti cosa vuoi comunicare e qual è la storia che desideri raccontare. Se ogni oggetto in vetrina “urla” per attirare l’attenzione, il risultato finale è un frastuono incomprensibile. Se tutto è protagonista, nulla lo è davvero. Scegli invece il tuo “eroe”, il prodotto di punta, e costruisci il resto dell’allestimento per farlo emergere come il protagonista principale della storia, non come una semplice comparsa.

Perfino una vetrina in allestimento può essere sfruttata per attirare i passanti, magari coprendola parzialmente per creare mistero e attesa invece di lasciarla mezza piena e disordinata.

Sfruttare lo spazio vuoto

Nel design lo spazio vuoto, noto come “negative space”, è usato come strumento di focalizzazione. Uno spazio vuoto attorno a una borsa esposta, come se fosse una cornice di un quadro prezioso, serve a dare ulteriore importanza al prodotto. Lasciare spazio tra un gruppo di prodotti e un altro eleva immediatamente la percezione della merce, facendola apparire più preziosa, esclusiva e desiderabile.

Eliminare il rumore visivo

Di tanto in tanto fai pulizia nel negozio. Fatti un giro e rimuovi ciò che è superfluo, come cartelli vecchi e sbiaditi, troppi articoli simili ammassati o decorazioni stagionali rimaste in negozio troppo a lungo. La pulizia visiva è sinonimo di eleganza: meno elementi disturbano l’occhio e più facile sarà per il cliente notare la qualità dei prodotti in vendita.

Creare percorsi visivi

Dopo aver effettuato la pulizia, devi creare percorsi visivi. Usa luci, faretti direzionali e spazi bianchi per guidare l’occhio del cliente dove vuoi tu. L’occhio umano tende naturalmente a scorrere dove trova meno resistenza: in tal senso devi essere bravo a creare un “sentiero” visivo, dove gli spazi vuoti svolgono un ruolo cruciale tanto quanto le luci.

Applica la regola del tre

Un’altra tecnica infallibile per creare armonia in negozio è la regola del tre, o la regola dei numeri dispari. Il cervello umano trova le disposizioni asimmetriche dispari più interessanti e dinamiche rispetto alle simmetria perfetta o alle coppie, che tendono a essere percepite come statiche o noiose.

Raggruppare gli articoli secondo la regola del tre (ad esempio tre maglioni piegati ad altezze diverse) crea un ritmo visivo armonico e spezza la monotonia.

Adottare la visuale da esterno

Infine non dimenticare mai di cambiare prospettiva. Troppo spesso allestisci stando all’interno della vetrina o sopra lo scaffale. Prova invece a cambiare prospettiva: esci dal negozio, attraversa la strada o allontanati di cinque metri dallo scaffale.

Guarda il tuo negozio come se fosse la prima volta, oppure tramite gli occhi di un potenziale cliente. Se c’è già confusione da lontano, allora ci sarà sicuramente anche da vicino.

Se vuoi vendere valore, devi esporre valore che, per brillare, ha bisogno di spazio. Ricordati queste semplici ma fondamentali regole quando allestirai le vetrine del tuo negozio.

Francesco Ferrara
Francesco Ferrara
Copywriter e giornalista pubblicista, mi occupo della stesura di articoli relativi al marketing ed alla gestione dei negozi e siti online per negozianti, argomenti sui quali ho maturato una lunga esperienza sul campo con corsi, ricerche e studi specifici.

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