Dopo le scomparse nel 2025 di Giorgio Armani e di Cesare Paciotti, la moda si ritrova orfana di un altro dei suoi maestri: Valentino Garavani, noto a tutti come Valentino, che si è spento serenamente a 93 anni nella sua casa romana. Con lui se ne va l’ultimo imperatore della moda italiana, un uomo che ha consacrato la sua intera vita alla ricerca quasi ossessiva della bellezza.
“The Chic”, come lo chiamavano gli americani, non era solo uno stilista, ma un vero maestro dei sogni che trasformava ogni tessuto in pura emozione, come una sorta di re taumaturgo che aveva la magia tra le mani. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, in un settore che oggi va sempre più veloce e che spesso dimentica un elemento prezioso come la lussuosa semplicità, tocco inconfondibile di Valentino. Non perdiamo solo un genio creativo, ma l’ultimo testimone di un’eleganza e di uno stile di vita appartenenti a un passato che forse non tornerà più.
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L’ascesa sul gran palcoscenico della moda di Valentino
La sua ascesa nell’Olimpo della moda ha il sapore di una favola, di cui lui è stato il protagonista predestinato al successo. Che avesse qualcosa di magico lo si capì già da bambino quando, sui banchi di scuola di Voghera, riempiva i quaderni di scuola con schizzi di abiti piuttosto che con appunti. Da giovanissimo fu folgorato dalla visione di un abito verde lamé e capì che la moda era la sua strada.
Lasciò la provincia per volare verso la Parigi di Guy Laroche e Jean Dessès, cuore pulsante dell’haute couture mondiale, dove lavorò come apprendista. Poi il ritorno in Italia, con l’incontro con Giancarlo Giammetti nel 1960 a Roma che rappresentò la vera svolta.
Quel sodalizio professionale e umano permise a Valentino di sbocciare, liberandolo dalle incombenze del business. Grazie a questa unione perfetta nel 1962, a Palazzo Pitti, esplose il fenomeno Valentino: un trionfo che in un solo giorno, l’ultimo disponibile in calendario, conquistò i buyer americani e sancì la nascita di un mito globale.
Il rapporto speciale con le donne famose
Se la sua tecnica era impareggiabile, fu il rapporto speciale con molte donne famose a renderlo leggenda. Valentino non si limitava a vestire le sue clienti: le amava, le capiva, stringeva con loro rapporti unici che andavano oltre la semplice relazione stilista-musa, fino a trasformarle in vere dee.
Fu indimenticabile la sua amicizia con Jackie Kennedy, per la quale disegnò l’abito delle nozze con Onassis e la celebre “White Collection”. Altrettanto unico fu il rapporto con Audrey Hepburn e Liz Taylor, attrici straordinarie che ebbero una sorta di devozione verso Valentino.
Ma il suo tocco magico ha saputo attraversare le generazioni, incantando anche le dive moderne: da Julia Roberts, che ritirò l’Oscar con un abito Valentino vintage entrato nella storia, fino ad Anne Hathaway. Per tutte loro Valentino era la garanzia di sentirsi uniche, avvolte in creazioni che emanavano amore da ogni piega.
Il Rosso Valentino
E poi c’è quel colore, un’eredità cromatica che porta il suo nome e che resterà per sempre impresso nell’immaginario collettivo: il Rosso Valentino, una sfumatura vibrante tra il carminio, il porpora e il cadmio, nata da una folgorazione giovanile all’Opera di Barcellona.
Per Valentino il rosso non era un semplice colore, ma una filosofia di vita, tant’è che amava ripetere: “Una donna vestita di rosso, non sbaglia mai”, vedendo in quel colore la vita, la passione e l’antidoto perfetto contro la tristezza.
La sua innovazione però non si è fermata alla palette, anzi, ha rivoluzionato la moda portando un concetto di bellezza semplice e lussuosa allo stesso tempo, ma molto attento ai dettagli: dai fiocchi ai drappeggi fino ai volumi perfetti.
Valentino ci ha lasciato l’insegnamento che la moda non è un semplice abito, ma è il sogno, è l’incanto e l’arte di rendere straordinariamente bella un’idea.
Foto: profilo Instagram Valentino Garavani








