HomeModaCos'è il Passaporto Digitale del Prodotto: cambierà tutto nel mondo della moda

Cos’è il Passaporto Digitale del Prodotto: cambierà tutto nel mondo della moda

Nel mondo della moda, per anni, la sostenibilità è stata vista solo come un'opportunità di marketing o una noiosa incombenza burocratica da assolve [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

Nel mondo della moda, per anni, la sostenibilità è stata vista solo come un’opportunità di marketing o una noiosa incombenza burocratica da assolvere. Il panorama, però, sta cambiando radicalmente. L’Unione Europea infatti sta trasformando la sostenibilità da scelta volontaria a rigido obbligo normativo. Al centro di questa rivoluzione c’è uno strumento che cambierà per sempre l’esperienza d’acquisto e di vendita: il Passaporto Digitale del Prodotto, detto anche Digital Product Passport (DPP).

Possiamo intenderlo come una sorta di documento di identità dei prodotti, all’interno del quale sono inserite tutte le sue caratteristiche principali. Scopriamo nello specifico cos’è il Passaporto Digitale del Prodotto e come prepararsi in tempo.

Cos’è il Passaporto Digitale del Prodotto?

Il Passaporto Digitale del Prodotto è, a tutti gli effetti, una carta d’identità digitale obbligatoria che ogni singolo capo d’abbigliamento immesso sul mercato dell’Unione Europea deve avere.

Ogni prodotto che venderai deve quindi essere dotato di un supporto digitale, come un codice QR, un tag NFC o un chip RFID, integrato nell’etichetta, nel capo o nel packaging.

Basta scansionarlo con uno smartphone per accedere a un database completo che racconta tutta la vita del prodotto, dalla creazione fino alle istruzioni per il riciclo a fine vita. Questo passaporto deve essere facilmente accessibile ai consumatori direttamente nel tuo punto vendita, nei camerini e anche sul tuo sito e-commerce.

Cosa prevede l’ESPR

Questa rivoluzione nasce dall’ESPR (Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili), una legge quadro europea nata per combattere il fast fashion, una delle principali cause dell’aumento dell’inquinamento, e rendere i prodotti più durevoli nel tempo.

Il settore tessile e dell’abbigliamento è stato identificato dall’Europa come settore prioritario. Anche se le regole tecniche definitive si stanno scrivendo in questi mesi, il primo atto normativo per i tessuti è previsto entro il 2027, con un’applicazione progressiva fino al 2030. Potrebbe sembrare una data lontana, ma i marchi già si stanno adeguando e modificando la loro produzione oggi per essere a norma domani.

Cosa leggeranno i tuoi clienti scansionando il QR code?

Il DPP è anche un incentivo per i tuoi clienti ad acquistare dal momento che, quando inquadreranno il QR sull’etichetta, non leggeranno vaghe dichiarazioni di sostenibilità, ma dati precisi, tra i quali:

  • composizione esatta dei materiali e percentuale di contenuto riciclato;
  • punteggio di durabilità, ossia una stima di resistenza fisica e della vita utile del capo;
  • impatto ambientale e impronta di carbonio, calcolati secondo standard europei;
  • assenza (o presenza) di sostanze chimiche potenzialmente pericolose;
  • istruzioni chiare per la riparazione e il riciclo.

In poche parole la sostenibilità non si baserà più sulle parole, ma su dati oggettivi, chiari e trasparenti.

Una rivoluzione che interessa anche i negozianti

Potresti pensare che questa responsabilità ricada esclusivamente sui produttori, ma non è così. La legge infatti coinvolge tutti gli operatori economici, inclusi importatori, distributori e rivenditori.

Come titolare di un negozio, avrai la responsabilità di garantire che queste informazioni siano sempre visibili e accessibili ai consumatori. Dovrai inoltre accertarti che i capi acquistati dai fornitori siano in regola col DPP prima di metterli in vendita.

L’ESPR introdurrà un’altra novità importante per il retail: il divieto di distruggere la merce invenduta, che rivoluzionerà completamente la gestione delle rimanenze in magazzino.

I rischi e le sanzioni per chi non si adegua

Chi venderà capi sprovvisti del Passaporto Digitale negli Stati membri dell’UE subirà pesanti sanzioni. I prodotti non in regola potranno essere ritirati immediatamente dal mercato. Il danno però non è solo di tipo economico, ma anche reputazionale. I clienti infatti, abituati alla totale trasparenza, volteranno le spalle a quei negozi che vendono prodotti non tracciabili o che si macchiano dell’illecito di greenwashing.

Il DPP mira proprio a debellare il greenwashing, ossia l’ecologismo di facciata, e avviare un programma serio di trasparenza verificata e certificata.

Questo cambiamento punisce quindi i “furbetti” e rappresenta una grande opportunità per i negozianti virtuosi, che possono giustificare meglio il prezzo più alto di capi di qualità. Quando un cliente ti chiede perché una camicia costa così tanto, potrai letteralmente mostrargli la durabilità certificata, la filiera etica e sostenibile e la qualità delle materie prime.

Come prepararsi da subito?

Anche se l’obbligo scatterà tra il 2027 e il 2030, la cosa migliore è adeguarsi già da ora per non farsi trovare impreparati. Chi aspetta l’ultimo minuto rischia infatti di partire con un pesante handicap rispetto ai competitor e di avere un magazzino pieno di merce invendibile.

Gli step da fare da subito sono tre:

  1. Parla con i tuoi fornitori. Inizia a chiedere ai rappresentanti e ai marchi che tieni in negozio cosa stanno facendo per adeguarsi al Passaporto Digitale.
  2. Seleziona brand trasparenti. Dai precedenza, già da ora, a quei marchi che investono in tracciabilità e qualità dei materiali.
  3. Rivedi la gestione dell’invenduto. Studia strategie di smaltimento, sconti e riciclo per smaltire le rimanenze.

Se rinnovi il tuo negozio e ti allinei con le nuove direttive da ora, sarai un passo avanti la concorrenza e potrai posizionare il tuo negozio come punto di riferimento per il presente e per il futuro.

Francesco Ferrara
Francesco Ferrara
Copywriter e giornalista pubblicista, mi occupo della stesura di articoli relativi al marketing ed alla gestione dei negozi e siti online per negozianti, argomenti sui quali ho maturato una lunga esperienza sul campo con corsi, ricerche e studi specifici.

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