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Prestito d’onore per imprenditori ed aziende: cos’è e come funziona
di Redazione
3 minuti di lettura

Il prestito d’onore è una forma di finanziamento agevolato pensata per chi vuole avviare un’attività ma non ha le garanzie che una banca chiede di solito: giovani, disoccupati, aspiranti imprenditori alla prima esperienza.
Si chiama così perché si regge sulla fiducia nella persona e nel suo progetto più che sul patrimonio. Lo stesso nome viene usato anche per i prestiti agli studenti che devono sostenere il costo degli studi.
In questa guida analizziamo cos’è il prestito d’onore, com’è nato, quali misure ne hanno preso il posto e come presentare un progetto convincente.
Come funziona il prestito d’onore?
Il finanziamento d’onore nasce in Italia nel 1996 e viene riordinato nel 2000 con le misure per l’autoimpiego, rivolte soprattutto ai giovani del Sud, dove il tasso di disoccupazione è tradizionalmente più alto.
La formula era semplice: una parte della somma a fondo perduto e una parte a tasso agevolato da restituire in alcuni anni, senza garanzie reali. A gestirla era, ed è tuttora per le misure che l’hanno sostituita, Invitalia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa.
Quel prestito d’onore, nella sua forma originaria, non è più attivo. L’idea però è rimasta e oggi vive in incentivi con nomi diversi.
Quali sono i requisiti necessari?
Le misure di oggi condividono alcuni requisiti di fondo: l’età, la condizione lavorativa e il luogo in cui nasce l’attività.
Resto al Sud 2.0 è rivolto a chi ha tra 18 e 35 anni non ancora compiuti e vuole avviare un’attività in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna o Sicilia. Bisogna trovarsi in una condizione di difficoltà occupazionale: disoccupati, inattivi, inoccupati, oppure lavoratori con redditi molto bassi.
Autoimpiego Centro-Nord si rivolge alla stessa fascia di età nelle altre regioni.
Entrambe le misure derivano dal decreto Coesione del 2024 e hanno aperto gli sportelli nell’ottobre 2025, quando è stato chiuso il primo Resto al Sud.
Le modalità di erogazione del finanziamento per piccole imprese e titolari di partita IVA
La differenza più grande rispetto al vecchio prestito d’onore è che oggi non c’è una quota da restituire alla banca: l’aiuto è a fondo perduto.
Per Resto al Sud 2.0 le strade sono due, e non si possono sommare:
- un voucher fino a 40.000 euro per l’acquisto di beni e servizi necessari all’avvio, che può salire a 50.000 euro in presenza di particolari condizioni, per esempio investimenti in tecnologie digitali o sostenibili;
- un contributo a fondo perduto per programmi di spesa più grandi: 75% fino a 120.000 euro, 70% per la parte tra 120.000 e 200.000 euro.
Autoimpiego Centro-Nord segue lo stesso schema con percentuali e importi più bassi.
Chi vuole aprire un negozio può finanziare così arredi, attrezzature, impianti, il gestionale e la prima dotazione tecnologica. Le spese ammesse sono elencate nei bandi, e conviene leggerle prima di chiedere i preventivi.
Per chi ha superato i 35 anni, o per le imprese a prevalenza femminile, esiste un’altra misura di Invitalia, ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero, che combina finanziamento a tasso zero e fondo perduto. Per le piccole somme c’è infine il microcredito, con la garanzia pubblica al posto di quella personale.
LEGGI ANCHE: Come aprire la partita IVA
Modalità e tempistiche della presentazione della domanda
La domanda si presenta online sul sito di Invitalia, con SPID, firma digitale e PEC. Non ci sono graduatorie né click day: le richieste vengono esaminate in ordine di arrivo, finché ci sono fondi.
Importi, percentuali e requisiti possono cambiare con i rifinanziamenti: prima di muoverti, controlla sempre la scheda aggiornata della misura sul sito di Invitalia.
Come ottenere il prestito d’onore con un progetto vincente
Qualunque sia la misura, a fare la differenza è il progetto. Serve un business plan chiaro, con numeri credibili.
Chi valuta la domanda guarda soprattutto alla coerenza: tra le tue competenze e l’attività che vuoi aprire, tra le spese che chiedi di finanziare e gli incassi che prevedi.
Il tuo business plan deve quindi comprendere: la descrizione dell’attività, i tuoi dati e il tuo percorso, il settore e la zona in cui intendi operare, le spese previste con i relativi preventivi, gli eventuali soci, i clienti a cui ti rivolgi e le stime di vendita.
Se è la prima volta, fatti affiancare: associazioni di categoria, camere di commercio e consulenti accreditati aiutano a preparare la domanda.
Se stai per aprire una nuova attività ti suggerisco anche di informarti per tempo sulla fatturazione elettronica e sugli altri adempimenti, per partire già in regola.
Fonte foto: Pixabay


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